DAK’ART2018

Moving-wooden-joists
2018

installazione site specific itinerante per ‘Mon super kilomètre’
Dak’art2018/Categorie: Projets speciaux

Moving-wooden-joists è un’installazione site specific che si integra nel contesto urbano di Dakar in armonia con le abitudini dei fruitori locali e lo riqualifica.
Moving-wooden-joists è un’opera ‘nomade’ che nasce in un capannone di stoccaggio di legname alle porte di Milano e sbuca sul Boulevard de la Gueule Tapée a Dakar in Senegal, nel cuore del quartiere Médina, in uno degli incroci più pulsanti della città. La storia di questo mucchio di cantinelle di legno in movimento è proiettata sul monitor nel chiosco.
Il luogo in questione è la parte terminale dello spartiacque del canal de la Gueule Tapée affacciata sulla rue 6, un 10 metri quadrati di spazio delimitato da un muretto che funge da panchina di sosta per i lavoratori e i passanti; al centro un piccolo ‘chiosco telefonico’ verde brillante. Qualcuno ci racconta che quello era stato per anni un punto di raccolta rifiuti, una sorta di mini discarica in mezzo al viale, prima che le associazioni locali si muovessero e che una grossa multinazionale costruisse il ‘kioskou’. Di fatto l’area è stata re-impegnata e ‘ripulita’ ma rimane un luogo marginale, abbandonato. La sua vitalità è legata al muretto, da qui parte il nostro lavoro. Osserviamo che quel cordolo in cemento, malmesso e irregolare, diventa durante il giorno un punto di sosta strategico per taxisti al riposo, venditori ambulanti, meccanici del circondario, pulitori di auto e avventori in attesa dei ‘carrapid’. In zona infatti non ci sono molti appoggi per sedersi, nemmeno panchine pubbliche, se non qualche gradino di fortuna … il caos urbano non aiuta. Decidiamo allora di valorizzarlo e trasformarlo. Moving-wooden-joists spunta e cresce come un’erba spontanea tra le fessure del cemento, giorno per giorno attecchisce e cicatrizza le crepe di quel muretto fino ad avvolgerlo completamente. Come esplicita il titolo si tratta di legno, centinaia di assi ricavate da pallets, che riassemblate ordinatamente diventano una sorta di ‘panchina pubblica’. Invitiamo gli avventori a usarla come tale e a non esitare a sedersi. La rigida geometria a poco a poco si destruttura in forma libera e sale, abbracciando il chiosco in un movimento circolare naturale. Questa architettura spontanea assume una forma organica come un vegetale in crescita. Il progetto potrebbe continuare a crescere sviluppando ad esempio una zona d’ombra più marcata e altre sedute.
Nel chiosco, il video in loop racconta di questo buffo materiale animato che si sposta attraverso vie periferiche e poco battute della città di Milano per sbarcare in Africa, come se l’installazione a Dakar fosse il risultato di quella migrazione. Il video diventa una testimonianza naïf di un viaggio dall’Italia al Senegal raccontato attraverso brevi sequenze che restituiscono scorci di paesaggio più o meno significativi, come la Stazione Garibaldi a Milano e l’école Médina a Dakar. Di questo progetto rimane a noi artisti l’esperienza di interazione con il contesto e soprattutto con le persone che lo abitano, che ci lavorano o che semplicemente lo attraversano un istante; a questo proposito ricordiamo la mano preziosa dei bambini del terrain du basket alla Médina, la benevolenza del gestore del kioskou, la disponibilità della direttrice della Maison della Culture, l’aiuto degli uomini del comune a interagire con il mercato della Gulé Tapée e la collaborazione della gente della Medina che ha accolto la nostra installazione con rispetto.
Con questo lavoro abbiamo preso parte al più ampio progetto Mon super kilomètre, una galleria a cielo aperto lunga un kilometro sul canal della Gueule Tapée, dove diversi artisti provenienti da tutto il mondo hanno esposto le loro opere e portato ciascuno il proprio messaggio attraverso linguaggi e tecniche differenti. Il Mon super kilomètre, ideato dal collettivo UY077, è uno spazio espositivo che segue il ritmo della città, un luogo di incontro che mira a rompere le barriere sociali ed estetiche. Qui l’arte si fonde con la vita pulsante della medina e del suo mercato, l’artista è costretto a ‘scontrarsi per poi incontrarsi con il mercante di pesci e il riparatore di pneumatici’. Come scrive Simon Njami, direttore della 13esima Biennale di Dakar, questo progetto sottolinea come l’arte non sia esclusiva ma inclusiva e possa funzionare come un collegamento sociale, un meta linguaggio attraverso il quale ognuno trova il suo posto.
Il progetto è inserito nella categoria ‘Projets spéciaux’ della 13esima edizione della Biennale di Arte Contemporanea africana, Dak’art 2018. L’heure Rouge.

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video: Moving wooden joists, Milano-Dakar

REPORT_Jukai_moving wooden joists_monsuperkilometre_dak’art2018

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Jukai ringrazia Cereda Legnami